
Il gualdo e i blue jeans
Il gualdo (Isatis tinctoria) è una pianta erbacea della famiglia delle Brassicaceae, coltivata fin dall’antichità come pianta tintoria. Dalle sue foglie si ricava un prezioso pigmento blu naturale, molto usato fino all’Ottocento, quando venne progressivamente sostituito dall’indaco e, in seguito, dai coloranti sintetici.
Nel Medioevo, il gualdo fece la fortuna di Castelnuovo Scrivia, dove la pianura offriva le condizioni ideali per la sua coltivazione e trasformazione.
Le foglie della pianta venivano raccolte, essiccate e poi fermentate: il blu si otteneva infatti da una reazione chimica naturale innescata dall’urina, utilizzata per favorire la trasformazione della materia vegetale.
Il processo era lungo e complesso, ma il risultato — un blu intenso, resistente e luminoso — era tanto prezioso da rendere questo colore una vera merce di scambio, ricercata in tutta Europa.
Proprio da questo pigmento deriva il nome dei blue jeans: il celebre tessuto “blu di Genova” (in francese bleu de Gênes) prende il nome dal porto da cui le navi cariche di tessuti tinti con questo blu partivano per raggiungere l’America — e molte di quelle navi erano cariche di colorante prodotto nelle campagne del tortonese e del castelnovese.
Ancora oggi, a Castelnuovo Scrivia, resta una curiosa testimonianza di questa storia:
nell’Oratorio di San Rocco è conservato un dipinto realizzato con pigmenti naturali, tra cui proprio il blu estratto dal gualdo — un frammento tangibile di un passato in cui le piante coloravano la vita e il lavoro delle comunità locali.